giovedì 24 settembre 2015

3Dprinted German 8 cm PAW 600 gun



Original mounted on experimental Hetzer tank



Provisionally mounted on Stug III chassis



This cannon PAW600 was printed with SLA technology

martedì 22 settembre 2015

Fab Lab sostenibili (parte II)



Qual è la ricetta per un Fab Lab di successo? Esiste poi una ricetta per il successo? In realtà non serve nessuna formula segreta ma solo una chiara individuazione del valore offerto ai potenziali clienti del Fab Lab. Userò termini tipicamente da analisi di business perché, come detto, è importante tenere a mente l’obiettivo della sostenibilità economica di una simile iniziativa.
I clienti costituiscono il mercato a cui si rivolge il Fab Lab e che comprenderà sicuramente i consumatori finali (siano essi studenti, insegnanti, genitori, semplici appassionati di tecnologia…) ma anche e soprattutto professionisti e piccole-medie imprese. Prendiamo ad esempio l’additive manufacturing: molte fonti spiegano come la diffusione della stampa 3D fra i consumatori sia ancora qualcosa di lontano nel tempo. Al contrario, questa tecnologia è davvero matura per una fetta di professionisti e aziende sempre crescente, grazie anche all’abbassamento dei costi di produzione di stampanti 3D economiche di tipo desktop reso possibile dalla raggiunta scadenza di svariati brevetti industriali in questo ambito.
Ebbene quale può essere il valore offerto da un Fab Lab ai propri clienti?

Partiamo da ciò che è un Fab Lab: è uno spazio fisico dove si trovano attrezzature e macchinari, uno spazio aperto liberamente alle persone interessate alla digital fabrication e all’utilizzo di nuove tecnologie digitali. Ecco che la prima offerta che può essere veicolata a potenziali clienti è proprio l’utilizzo di questi spazi, delle attrezzature e dei servizi correlati (quelli che in inglese chiamiamo facility). Che questa prima offerta costituisca la prima naturale value proposition di un Fab Lab non è affatto scontata, come non è affatto scontata la presa di coscienza che attorno a questa value proposition vadano necessariamente sviluppati tutti gli altri elementi che costituiscono il modello di business associato. Risulta subito chiaro come, in quest’ottica, un Fab Lab si avvicini molto ad una di quelle realtà di co-working che stanno nascendo in molte città. Realtà che vale la pena frequentare un po’ per studiare il funzionamento e le potenzialità di questa value proposition.

Ma chi troviamo nei Fab Lab? Sicuramente troviamo persone che hanno talenti, conoscenze in svariati campi, persone con molte idee e con tanta voglia di fare. Partendo da questa considerazione si giunge all’altra importante proposta di valore per i clienti dei Fab Lab: l’offerta di servizi di consulenza e supporto all’innovazione per la gestione di interi processi che includono la progettazione, la prototipazione fino alla realizzazione finale di un progetto.

E’ questo il modo in cui il Fab Lab può agire come incubatore di nuove imprese e nuove professionalità costituendo, per le start-up, una sorta di business hub in grado di aggregare risorse di vendita, marketing e comunicazione per quelle aziende e professionisti che, proprio per la loro natura di start-up, non avrebbero facilmente accesso a tali mezzi. Allo stesso tempo, per i clienti di questi operatori, il Fab Lab costituisce uno straordinario centro servizi innovativi.

Come già detto, il Fab Lab assomiglia ad altri incubatori di imprese. In più, però, il Fab Lab può svolgere l’attività di community builder, di luogo, cioè, dove le idee e le informazioni riprendono a circolare fra i frequentatori per creare ulteriore valore aggiunto. Il Fab Lab non deve essere, insomma, un luogo dove le singole realtà finiscono per rinchiudersi in loro stesse.

Una tale visione del Fab Lab va ben oltre l’idea dello spazio inizialmente concepito al MIT dal prof. Neil Gershenfeld. Anche senza contraddire i principi del "Fab Charter", sono sicuro che un Fab Lab possa operare sviluppando un proprio modello di business che gli garantisca autonomia e sostenibilità economica.

Mario Nicotera

mercoledì 2 settembre 2015

FabLab sostenibili

Mi sono fatto spesso domande sull'identità e sulla sostenibilità dei FabLab come incubatori, fra le altre cose, di progetti di digital fabrication.
Per chi non è del mestiere risulta difficile, di primo acchito, definire cosa sia un FabLab. In realtà i suoi inventori, al MIT, si sono preoccupati di definire molto bene cosa è un FabLab e cosa fa. Non solo, ma si sono anche preoccupati di formalizzare il tutto in un documento consultabile sul web in varie lingue: il “Fab Charter”.
Fra le premesse bisogna ricordare che un FabLab è differente da un makerspace o da un hackerspace mentre il termine TechShop è in realtà il marchio di una catena californiana di spazi per il coworking e che rappresenta quindi una vera e propria realtà imprenditoriale.

I FabLab, e tutti gli altri spazi, sono però accomunati dalla necessità di sottostare alle dure leggi dell'economia e della finanza che decretano alla fine la sostenibilità o meno di ogni singola iniziativa.
Tornando ai FabLab, essi nella maggior parte dei casi nascono per iniziative di università, enti pubblici o fondazioni che intendono promuovere gli obiettivi di questi spazi comuni e ne costituiscono spesso la principale fonte di finanziamento (e di sostentamento).
Questi promotori svolgono sicuramente un ruolo fondamentale ma è diffusa l'opinione, corretta a mio giudizio, che l'obiettivo a termine per un FabLab debba essere la sostenibilità attraverso la piena autonomia economica e finanziaria. Questa sostenibilità si può raggiungere però in un solo modo: affidandosi a modelli di business...sostenibili!
In realtà, quando si parla di FabLab si sente discutere poco di modelli di business (e se ne può leggere ancora meno...). Ci si limita molto spesso a disquisire delle singole iniziative che dovrebbero servire a generare ricavi per il sostentamento dei FabLab, tralasciando l'analisi di tutte le componenti a supporto di una vera value proposition. Non mi stupisce che poi alcune di queste realtà manchino di una visione strategica e della necessaria pianificazione delle attività che ne dovrebbe conseguire. 
Eppure chiunque volesse avvicinarsi ad un FabLab non come utilizzatore finale ma, bensì, come collaboratore e potenziale risorsa per il FabLab stesso, dovrebbe porsi certe domande:
1. Quali sono la vision, la mission del FabLab? Abbracciano gli obiettivi descritti dalla “Fab Charter”? Altrimenti non parliamo più di un FabLab ma di qualcosa d'altro...
2. Quale è la governance del FabLab, ovvero l'insieme di regole (accordi, regolamenti etc.) che disciplinano la gestione e la direzione del FabLab? La trasparenza è importante!
3. Infine, quali modelli di business intende implementare? Esiste una chiara strategia e un piano di come mettere in pratica le varie attività e con quali risorse?


Continua...

Mario Nicotera Co-Founder JellyLab